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                                       La riesumazione dei morti

1° Premio miglior documentario Festival di Canzo 2006

Finalista al Festival Internazionale d'arte cinematografica di Imperia

Finalista al Milano Film Festival

Cinque nomination per miglior documentario nei circuiti Internazionali e Nazionali, tra cui al  MIFF "International Film Festival Milano" Gemellato con il Festival  "Wollywoodiano in sede a Los Angeles USA" il documentario è stato visualizzato al cinema centrale San Carlo in Milano per tutta la sua durata nel Marzo 2007.

 Sinossi del documentario:

Sainte Marie, è un’isola del Madagascar protesa sulle antiche rotte dell’Oceano Indiano. Un tempo patria dei pirati, questa stretta lingua di rigogliosa terra ha conservato intatte le sue tradizioni.

La “Famadihana” è il rituale della riesumazione, diffuso in tutto il Madagascar. Questo omaggio al defunto prevede la sola presenza dei membri del villaggio, e non dell’uomo bianco.

Sono passati 5 anni dalla sepoltura,  i membri della famiglia si preparano per il grande giorno dove verrà riesumato il corpo del loro caro.

Il corteo si avvia verso il (Tanindraza), in lingua malgascia la terra dove riposano i morti, sacra a queste popolazioni.

Il capo villaggio racconta al riesumato, dettagliatamente e con rispetto, cosa è accaduto in questi ultimi 5 anni, per assicurarsi che il suo”Fanahy”, il suo spirito, sia partecipe e benevolente verso la comunità.

Canti sommessi e preghiere, molti d’origine antichissima sostengono con forza questo spettacolare rito dove la vita è sovrana sulla morte.

In questi luoghi i morti non abbandonano mai i vivi, ma continuano ad essere presenti, per dare consiglio. Come numi tutelari.

Dei drappi vengono distesi dalle donne intorno ai resti di una congiunta. Solo le donne possono vedere i resti di una donna, un uomo, secondo la regola, può essere visto da tutti.

I resti vengono avvolti nel “Lambamena” un drappo di seta, un omaggio al riesumato affinché non patisca il freddo.

Nelle casse vengono posti dei fiori, per dimostrare la gratitudine dei vivi verso il Fanahy, lo spirito del defunto.

Scorrono i ricordi: nella mente le immagini di quella persona ancora viva. La tristezza per la sua mancanza.

Il corteo si allontana dal Tanindraza, e la festa durerà ancora alcuni giorni.

La vita e la morte, le vicende umane su questa isola si susseguono con passi di danza: è la festa della vita che davanti alla morte sa cogliere la felicità d’esistere, ma anche il senso della caducità dell’essere. E’ la festa indetta dalla  memoria dei vivi... che attraverso i defunti, si riappacificano con la più grande paura dell’uomo….

…Canta Roger Kha, poeta Malgascio di Nosy Be:

Quando sarete nella nostra isola
non invadete i nostri villaggi,
non insegnate il vostro Vangelo
e lasciate i nostri saggi alla loro filosofia.

Quando sarete nella nostra isola
lasciate i nostri mari, i nostri fiori e i nostri pesci
alla loro esistenza tranquilla
come ai vecchi tempi di Robinson.